Ikigai: Il motivo per alzarsi dal letto anche nelle mattine più grigie

ikigai

Ho incontrato l’ikigai in una mattina fredda e ventosa di Marzo, mentre alla tv passavano notizie di un virus con la corona, abbastanza preoccupante e anche il web era inondato da messaggi di paura e psicosi generale.

L’ho incontrato dopo averne sentito parlare da Ricky, il mio ragazzo con gli occhi azzurri che sorridono, vestito, quasi sempre, di blu.

Lui mi dà sempre una miriade di consigli e mi coinvolge nelle sue scoperte sensazionali e nei libri che lo colpiscono particolarmente. Quando ero piccola non credevo che avrei trovato una persona così diversa da me, ma al contempo così affine ai miei sentimenti e alla mia sensibilità.
Credevo fosse un miraggio incontrare qualcuno che ti ama per come sei e che al contempo riesce a smussare i tuoi angoli più spigolosi.

Trovare la nostra metà mancante non è impossibile e non sempre quella metà è una persona, anzi, spesso la persona che ci tende la mano, è il compagno di viaggio, che condivide con noi il duro percorso alla scoperta di chi siamo e di ciò che vogliamo davvero.

Per me ikigai significa anche coraggio, perché non è affatto semplice intraprendere questo percorso e promettere a se stessi di portarlo avanti, con costanza, ma se vogliamo scoprire davvero il senso della nostra vita, ci tocca fare questa promessa e mantenerla, miei cari. Una promessa a noi, per noi.

Immaginate di incominciare questo viaggio e di lasciarlo a metà per noia, o per qualche motivo futile, che delusione grande provochereste a voi stessi?
Vi sentireste vuoti e irrispettosi nei confronti di un mondo così ricco di tesori: La nostra interiorità.
Per questo è importante intraprendere questo percorso solo quando ci si sente pronti.
Ricky mi aveva parlato un anno fa dell’ikigai e del suo interessante significato, ma a quanto pare, al tempo, non ero pronta per iniziare questo viaggio.

Ovviamente, ognuno di noi è libero di prendere le scelte che più preferisce e anche abbandonare il viaggio, per qualsiasi motivo o difficoltà possa incontrare, ci tengo a specificarlo.

Non c’è un momento giusto o perfetto per cominciare a scavare dentro noi stessi e a ricercare il tesoro nascosto, esiste solo il momento nel quale ci sentiamo pronti a farlo, senza costrizioni o paure, ma con tanta gioia e curiosità.

Vi starete chiedendo che cosa significhi letteralmente I k i g a i.

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Fonte: Bettina Lemke – Ikigai. Il metodo giapponese: Trovare il senso della vita per essere felici

Il concetto di ikigai può racchiudere una miriade di significati, ma potremmo tradurre iki con «vivere» e gai con parole come «ragion d’essere», «senso», «scopo». Quindi l’ikigai è la nostra ragion d’essere, il motivo per cui vale la pena esistere e alzarsi dal letto, la nostra felicità piena e pura.

Ognuno di noi ha il proprio ikigai, ma non tutti ne siamo consapevoli, o molto spesso crediamo di non averlo o più semplicemente che non valga la pena scoprirlo.

Beh, vi svelo un segreto: Ognuno di noi ha un proprio tesoro interiore che non aspetta altro che di essere scoperto e condiviso.
Arrivati a questo punto, devo però svelarvi anche un altro segreto: Trovare il proprio tesoro interiore è un’avventura abbastanza ardua e durante il nostro viaggio da ricercatori, è facile incontrare sabotatori di ogni genere, interni ed esterni, malumori, crisi improvvise e voglia di mollare tutto, perché in fondo, che importa trovare questo fantomatico tesoro? La mia vita non mi piace e non mi piacerà domani, perché ci sarà sempre qualcuno che mi infastidirà, ci sarà sempre una parola storta e una giornata no, quindi io non ho bisogno di trovare la mia ragione di vivere, perché le persone che ho intorno, il mio lavoro o il luogo in cui vivo, non mi permetteranno di coltivarla.

Avete letto cosa ho appena scritto? Bene, rileggetelo con attenzione e ditemi se non vi è mai capitato di fare un pensiero del genere, di incolpare gli altri delle vostre sensazioni, di addossare ogni responsabilità all’ambiente nel quale si vive, al paese che soffoca o alla città, troppo frenetica.

E cosa abbiamo fatto per cambiare quelle sensazioni? Niente, ci siamo crogiolati nella nostra angoscia, con un velo di soddisfazione mista a rassegnazione e a tranquillità (Perché in fondo se non rischiamo, se non ci mettiamo in gioco, è tutto molto più comodo) e siamo andati a dormire, risvegliandoci il giorno dopo con quella parvenza di calma e finta serenità che ci permetteva di rimanere, ancora un po’, nascosti nella nostra stanza di bugie e contraddizioni.

Io l’ho fatto così tante di quelle volte che ho perso il conto e saggiamente ho maturato una capacità ad incolparmi straordinaria.
Qualsiasi cosa mi accade, è colpa mia.
Non hai studiato abbastanza, potevi prendere un voto in più, non hai dato abbastanza raccomandazioni, non si sarebbe ammalato, non sei stata convincente, non sei stata abbastanza, non sei mai abbastanza.

Che bella carrelata di entusiasmo e di autostima vero?
Beh, dopo anni passati a voltarmi dall’alta parte e a sperare di salutare per sempre i miei mostri, senza affrontarli davvero, dopo anni nei quali ho nascosto la polvere sotto il tappeto, per far finta che non esistesse e anche quando ho provato a portarla via, l’ho ritrovata ancora più di prima, ho deciso di dire B A S T A.

Nel linguaggio di internet è maleducato scrivere in stampatello, perché significa urlare, ma io ho scritto appositamente basta a lettere cubitali.
Credo che ogni tanto sia liberatorio e rigenerante urlare a ciò che non ci fa andare avanti e che ci blocca un bel basta: Bene questo basta lo urlo a me e alla mia ineguagliabile voglia di incolparmi e di avere paura.
Provate anche voi, a chi o a cosa gridate il vostro basta? Qual è la vostra paura prescelta?

Ma come si fa a cominciare un viaggio alla ricerca dell’ikigai?

Per prima cosa, devo dirvi che  il nostro personale ikigai si articola in quattro grandi aree tematiche:

  • Quello che amiamo fare
  • I nostri punti di forza o le nostre capacità
  • Ciò di cui il mondo ha bisogno
  • Le cose per le quali veniamo remunerati o potremmo esserlo

Immaginiamo un pianista, appassionato fin da piccolo e innamorato della musica, che, durante un suo concerto, regala ai suoi ascoltatori momenti di pura magia ed arte. In quel momento, il pianista sta attraversando ognuno dei quattro livelli: Fa una cosa che ama fare, grazie al suo talento e alla sua capacità, rende felici i suoi ascoltatori, oltre che se stesso e viene remunerato per questo.

A questo punto, potrete pensare che solo un pianista, un pittore o chi è riuscito a creare un mestiere con la sua passione abbia il privilegio di avere un proprio ikigai, ma non è assolutamente così. Il proprio ikigai può essere ritrovato all’interno delle cose più semplici e poco appariscenti.
L’ikigai di un essere umano potrebbe essere semplicemente guardare il sole sorgere la mattina o preparare una buona colazione per i propri cari e da queste semplici e piccole azioni, potrebbe nascere qualcosa di ancora più straordinario, non esistono limiti, ognuno di noi ha il suo ikigai, la sua felicità piena.

Smascheriamo le proiezioni

Il nostro ikigai, una volta trovato, funziona come una bussola che ci indirizza verso ciò che ci regala entusiasmo e gioia sinceri, per questo è fondamentale, prima di intraprendere il nostro viaggio, liberarsi di una proiezione e opinione che qualcun altro ha inculcato dentro di noi.
Non importa trattenere sensazioni e sentimenti che non ci appartengono, che magari sono diventate parte di noi, per far felice qualcuno o perché volevamo essere accettati in determinati contesti. Importa solo ciò che ci fa sentire bene con noi stessi e con gli altri.

L’isola dei centenari

Esiste un piccolo paradiso, dove le persone vivono più a lungo che in qualunque altra regione della terra.

Demograficamente parlando, è in quella zona che risiede la maggior parte dei centenari del Paese. Non solo quasi tutti invecchiano sani e continuano a condurre vite autonome ed estremamente attive, ma nel folklore quella terra è nota già da secoli come il «Paese degli immortali». Questa è Okinawa, una delle isole Ryūkyū, l’arcipelago giapponese che separa l’Oceano Pacifico dal Mar Cinese Orientale.

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Anziani ad Okinawa – Foto presa da Sportoutdoor24.it

Sull’isola dei centenari, gli ottantenni si comportano da trentenni. Parecchi di loro continuano a ballare, a praticare il tai chi (o addirittura il karate) e partecipano assiduamente ad altre attività sociali. Senza contare che quasi sempre i centenari coltivano per tutto l’anno la passione dell’orto: non solo producono da sé il cibo che mangiano, ma riescono addirittura a vendere una parte della loro produzione.

Okinawa è il primo esempio che viene in mente quando si pensa alle zone del mondo in cui l’ikigai è più intenso.

Molti abitanti dell’isola sono profondamente consapevoli del proprio ikigai, e ne riconoscono l’importanza. Per mantenere lo slancio vitale che consente loro di affrontare ogni nuova giornata con energia ed entusiasmo, anche in età avanzata, è indispensabile dedicarsi ad attività alle quali si tiene davvero.

A Okinawa, e in particolare a Ōgimi, una piccola località nel nord dell’isola che conta circa tremiladuecento abitanti, il principio dell’ikigai è strettamente legato a un senso molto spiccato della comunità.
Le persone appartengono a uno o più gruppi formatisi nel corso di decenni, e sanno di poter contare le une sulle altre. La loro vita quotidiana è ricca di interazioni sociali e rapporti di solidarietà. Il concetto di yuimaru – termine che nel dialetto di Okinawa significa «cerchia di riferimento» – obbedisce al principio del mutuo soccorso. Ciascuno si sforza di cavarsela per conto proprio, perché nessuno deve approfittare delle risorse del gruppo o godere di privilegi indebiti, eppure tutti sanno che in caso di necessità potranno sempre contare sull’aiuto degli altri. (Bettina Lemke – Ikigai. Il metodo giapponese: Trovare il senso della vita per essere felici)

Vi è venuta voglia di visitare l’isola dei centenari, vero?

Bene, allora allacciate le cinture, perché prima di andarci, possiamo incominciare un altro tipo di viaggio, quello alla ricerca di noi stessi e di ciò che ci fa stare davvero bene.

I preparativi per il viaggio 

Il bagaglio vuoto
Lo riempiremo con le numerose emozioni e sensazioni che i vari esercizi ci scaturiranno.

Una agenda o un quadernetto
Per prendere appunti.

Due matite colorate
Una per scrivere, l’altra per evidenziare successivamente.

Una mente aperta e uno spirito ludico
Affacciamoci a questa nuova esperienza con serenità e gioia.

Un animo ricco di curiosità, senza paura
Tutto ciò che scopriremo su noi stessi, durante questi esercizi non è nuovo, era semplicemente latente e attendeva di essere scoperto.

Il nostro tempo, con i ritmi che noi vogliamo
Se qualche esercizio apparirà difficile o magari, semplicemente, saremo noi a non avere voglia di affrontarlo, prendiamoci una pausa e ritorniamo quando saremo pronti.

Un ambiente rilassante
Potrebbe essere il nostro divano, il letto, la scrivania, un bosco, un bar, qualsiasi luogo nel quale ci sentiamo bene.

Non ci serve altro per affrontare il nostro percorso alla scoperta del nostro tesoro nascosto.

Io sono pronta e ho preparato delle schede per tutti quelli che volessero intraprendere questo viaggio, con me.

Non perdete gli appuntamenti con il viaggio alla scoperta dell’ikigai sul mio profilo instagram, vi mostrerò gli esercizi quotidiani e scopriremo insieme questo meraviglioso mondo.

Se vi ho incuriosito, almeno un po’, vi aspetto.

Roberta

 

Fonti:
Bettina Lemke – Ikigai. Il metodo giapponese: Trovare il senso della vita per essere felici
Ken Mogi – Il piccolo libro dell’Ikigai

2 Comments

  • Grazie cara….sono molto più grande di te,non proprio nuova alle attenzioni verso l’anima e alla ricerca di senso;eppure stamattina mi hai regalato qualcosa. Un palpito, una cambio di posto e, dunque, di prospettiva. E questo grazie all’avventura con il lievito madre (per il quale sto ancora decidendo il nome) che, grazie a te – e un po’ anche grazie a questa quarantena – ho intrapreso avant’ieri. Ti seguo e ti abbraccio <3

    • Cara Gabriella, ho aperto questo blog con la speranza di trasmettere qualcosa e di trovare cuori simili ai quali riuscire a raccontare le mie emozioni e sensazioni. Leggendo le tue parole, mi convinco sempre di più che è stata la cosa giusta e mi commuovo. Grazie davvero, ti abbraccio forte

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