Il giorno delle bottiglie di pomodoro

Il grembiule era lo stesso di sempre.
Sì, mia nonna usava sempre lo stesso grembiule per fare le bottiglie di pomodoro.
Non le ho mai chiesto se per lei significasse qualcosa, ma credo di sì, l’ho sempre capito, dal modo in cui lo indossava, quando lo appoggiava sullo scannetto di castagno e quando lo riponeva nell’armadio e lo lasciava lì, fino alle prossime bottiglie.

Gli oggetti hanno una propria storia, proprio come le persone, a volte percorrono viaggi, chilometri, assorbono odori, sapori amari e intensi, altre volte raccolgono ricordi lontani e spiacevoli, altre ancora abbracciano il profumo della persona che ami e misteriosamente lo custodiscono per sempre, come il più prezioso dei tesori.
Credo proprio che il grembiule rosso di mia nonna racchiudesse qualcosa di davvero importante e raccontasse una storia che forse non conoscerò mai, così preziosa e di una bellezza rara.

Ogni vita ha una sua storia, ogni cosa ha un suo scrigno segreto.
Il pomodoro ad esempio, quanto avrebbe da raccontare?
Se solo potesse, parlerebbe dell’America, degli agricoltori Aztechi che, per primi, intuirono le sue straordinarie potenzialità, dei loro sughi con i peperoncini e cipolle selvatiche, racconterebbe dei suoi viaggi oltreoceano, dei campi di grano e del blu brillante del mare di Napoli.


Ci parlerebbe di come è nata la prima salsa di pomodoro, anche perché questa è una storia che merita davvero di essere ascoltata.
Sembra buffo, ma quando il pomodoro arrivò in Europa, nel 1519, non aveva molto appeal ed era considerato tossico, quindi ogni tentativo di inserirlo nella dieta quotidiana fu vano.
Il pomodoro rimase, per molto tempo, una pianta ornamentale, fino a che un bel giorno, qualche anno dopo, un medico senese dal nome Andrea Mattioli, non lo assimilò alla melanzana e ammise che il pomodoro potesse essere mangiato come quest’ultima, fritto con sale e pepe.
Proprio da qui nascerà la famosa salsa di pomodoro.
In che modo?
Friggendo i pomodori, ci si accorse presto che questi non reagivano come le melanzane, rimanendo sodi, ma anzi, si riducevano in salsa.

Così, come facevano gli Aztechi, si cominciò a fare la salsa di pomodoro, con sale e peperoncino, per condire tanti tipi di pietanze.
E pensare che se mai nessun europeo avesse affondato una bella fetta di pomodoro nell’olio bollente, probabilmente la salsa sarebbe arrivata molto dopo sulle nostre tavole.

Le storie sono anche questo, un miscuglio di amore, casualità, destini, incroci e avventura.
L’avventura del pomodoro nel Cilento dà vita a una tradizione antica, quella delle bottiglie di pomodoro, un rito che ogni anno portavano e portano avanti le famiglie cilentane.


Immaginate un grande telo arancione e decine di cassette di pomodori rossi, sodi che rotolano e rimangono lì, fino a che non saranno abbastanza maturi da essere ridotti in salsa.
Il giorno delle bottiglie è un po’ come una festa, piena di lavoro, ma ricca di risate e gioia.
Vi confesso un segreto, quando ero piccola non amavo fare le bottiglie di pomodoro.
Non mi piaceva il loro odore, sarà perché è da quando avevo sei anni che non ne ho più mangiato.
Ma ora, sono tornata in me e ho ricominciato a mangiare il sugo di carne, la pasta al forno, la meravigliosa pizza margherita e tante altre cose.
Così, è diventata una festa anche per me, un momento nel quale stare insieme, mangiare il panino con la mortadella a metà mattina, tagliare i pomodori, riempire le bottiglie e alla fine osservarle bollire.

La preparazione delle bottiglie è un rito magico, un giorno nel quale ci si riunisce, si parla, con un sottofondo alquanto rumoroso, quello della macchina che riduce i pomodori in salsa, è un momento nel quale non si vede l’ora di sistemare le bottiglie nel bidone nero, per farle cuocere, mentre sai già che ti aspettano gli spaghetti aglio e olio, veloci e squisiti.

Una delle cose che preferisco è la “scommessa”.
Vi chiederete cos’è, beh la scommessa si fa la mattina, guardando i recipienti pieni di pomodori.
Ognuno dice la sua su quante bottiglie di salsa usciranno.
Non so perché, ma mio padre vince quasi ogni anno.
In più, tradizione nella tradizione, la sera sulle braci si cuociono i peperoni ed è una meraviglia spellarli e mangiarli con aglio e olio.
Una tradizione che ogni cilentano e non solo, porta nel cuore.


Voi facevate e fate le bottiglie di pomodoro?
Mi piacerebbe leggere le vostre storie e ricordare insieme questa meravigliosa tradizione in ogni suo aspetto, per non farla mai morire e per tenerla accesa, proprio come la fiamma che lentamente cuoce le bottiglie di salsa, disposte sui panni di juta.

Adesso vado a spellare i peperoni.
Vi abbraccio
Roberta

Tags from the story
, ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *