Pensieri in rosso – 15 novembre

Nonno

All’improvviso, novembre.

Ecco l’incipit perfetto per questo giorno, così estraneo ai desideri pensati e ai sogni nel cassetto. Mancano due giorni al mio compleanno, sapete?
17 novembre, una data che ho sempre amato, caricandola di aspirazioni e di stupore. Una data che, quest’anno, mi spaventa e mi rattrista.

Tre giorni fa ci ha lasciati nonno Ciccio. Un centenario di tutto rispetto, che amava cantare e raccontare le sue esperienze di vita. Un’enciclopedia storica vivente, che ha attraversato il Novecento, non facendosi mancare nulla.

“Nonno raccontami di quando il soldato delle SS (Schutzstaffel) ti ha trafitto la coscia con la baionetta”. (Mio nonno era stato prigioniero, durante la Seconda guerra Mondiale, nel campo di lavoro di Thorn, in Polonia).
“Nonnì, cantami la canzone che si dedicava alle “zorie”(ragazze in vernacolo cilentano) di cui si era innamorati, quando tu eri giovane”…

Il nostro rapporto era una richiesta continua e reciproca.
Io lo spronavo a parlare, raccontare e documentavo ogni dettaglio, provavo a registrare ogni suo racconto (sebbene la memoria dei miei dispositivi non mi abbia mai aiutato molto) tristemente consapevole che, un giorno, quei piccoli e preziosi dettagli avrei potuto solo riviverli, ricordandoli, senza lui al mio fianco (un vizio di famiglia, devo dire, considerando che i miei genitori raccolgono da anni storie di persone anziane (e non solo) che hanno tanto da raccontare e da insegnare, storie di immigrazione, di guerra e di famiglia, storie che, altrimenti, verrebbero dimenticate).
E lui cosa mi chiedeva? Attenzioni, tante attenzioni, che non mancavano mai.

Ora che nonno non c’è più, le sue storie intense di coraggio e di rinascita, hanno lasciato spazio, dentro me, alla paura e alla rassegnazione. La luce che riuscivo a intravedere, anche durante il primo lockdown di primavera, è scomparsa. Vedo un novembre buio e vorrei svegliarmi, correre da mio nonno e, dopo mesi, poterlo finalmente abbracciare e pizzicare, come facevo un tempo. Ma non mi sveglierò, perché questa è la realtà.

Scrivo questo post perché ho bisogno di raccontare come mi sento e di condividere i miei stati d’animo e la mia esperienza con voi, che mi avete sempre ascoltato, leggendomi e supportandomi, che avete sempre apprezzato le mie ricette e le mie storie.

Mi avete ascoltato, leggendomi.
Sì, avete letto bene.
Può sembrare strano, ma esistono tanti modi di ascoltare e di comprendere, uno di questi è leggere le parole, anche quelle non scritte, di una persona. Non importa quanta distanza ci divida, i sentimenti non hanno barriere, né colore. Anche se… in questo momento, tutto sembra colorato di rosso. Almeno qui, in Campania e in altre regioni.

Vi scrivo, immaginando di ritrovarci, di fronte al caminetto acceso e di arrostire una bella “vrangata” di castagne, come piaceva fare a nonno.

Questi sono i miei pensieri in rosso di questo giorno grigio e amaramente spento. I miei pensieri di questa domenica, senza di lui.
Il balsamo delle mie paure e della nostalgia che accompagna queste ore.

So che tornerò a rincorrere la speranza e a sognare, come sapevo fare bene, quando ero piccola, ma non oggi.

Oggi racconto i miei occhi stanchi e la consapevolezza di vivere in un periodo complesso, il mio sguardo disorientato e la voglia che tutto questo finisca. Racconto il vuoto che sento e il distacco profondo.

Oggi è il 15 novembre 2020 e io vado a compilare la mia autocertificazione per andare a guardare il mare da vicino, per pochi minuti, con le scarpe da jogging e l’amarezza nel cuore.

Raccontatemi il vostro stato d’animo e scrivete anche voi i “pensieri in rosso” in giallo, o in arancione, o in qualsiasi altro colore vogliate, che popolano la vostra mente.

A marzo siamo riusciti a creare un filo (profeticamente) rosso, oggi continuiamo, non smettendo mai di condividere l’amore per le piccole cose e le emozioni, di qualsiasi tipo siano. Questo, forse, ci salverà.

Vi abbraccio

Roberta

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